Pesaro – Frida Neri e il canto degli emarginati


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La filosofia è una visione del mondo che pare non incidere in profondità sul medesimo. Come ha scritto Marx nelle Tesi su Feuerbach, “I filosofi hanno solo interpretato diversamente il mondo; invece, si tratta di trasformarlo”.
Eppure la consulenza filosofica, nuovissima branca di “filosofia applicata”, vuole proprio combinare la conoscenza con la capacità di trasformare gli individui e in ciò entra in diretta competizione con le altre scienze dell’uomo.
Il consulente psicologico è infatti colui che, attraverso gli strumenti offerti dalla millenaria saggezza dei pensatori, cerca di fare chiarezza nelle situazioni “difficili” e/o “marginali” dei percorsi di vita.
Se la filosofia ha faticato a vedersi riconosciuto un ruolo che possa incidere concretamente nel mondo, analogo discorso vale per la musica e per la poesia, che parrebbero a prima vista estranee a un discorso politicamente trasformatore, con l’aggravante – rispetto alla filosofia – di non disporre neppure di una visione “strutturata” della realtà.
Ma anche in tal caso le cose non stanno proprio così. Già Aristotele, nella Poetica, ci avvertiva della capacità dell’arte di purificarci delle nostre passioni estreme, mentre la critica moderna ha più volte sottolineato come ogni espressione artistica contenga sempre un codice conoscitivo che è quello della realtà del suo tempo.

Frida Neri, consulente filosofica e cantante, spiega il ruolo di queste due arti sorelle nel tirar fuori ciò che l’uomo ha dentro. Frida ha svolto consulenze anche nel carcere di Villa Fastiggi (Pesaro) con un’intensa risposta da parte dei detenuti. Da questa esperienza è nato anche uno spettacolo col poeta Loris Ferri, autore del romanzo “Rom (uomo)”, in cui musica, canto e versi si mescolano per esprimere ciò che l’essere umano ha de